#Cinegustologia: il Perricone ed Ettore Scola

#Cinegustologia: il Perricone ed Ettore Scola.

Il Perricone è vino astruso, quando si presenta è difficile, spigoloso, non può farci niente.

Almeno una volta nella vita, tutti ci siamo sentiti  un pò Perricone: lui è così com’è.

Parlo del Perricone estremo, quello che non viene ingentilito con altri vitigni che lo rendono più smooth di quello che in realtà è: un’ uva ingenua ma piena di sentimento, altera  nel suo essere spigolosa e comunque bisognosa di essere amata.

Quando bevo un bicchiere di Perricone penso alla semplicità, alla poesia che solo l’incontro di due purezze estreme ed apparentemente antitetiche può creare. Penso ai profumi dolci di bucato e di liscina che ricordano mia nonna e le terrazze assolate della sua campagna dove i panni asciugavano.

Il calice è pieno di un rosso rubino impavido, e gli aromi che sprigiona sono così forti e contrastanti: ritrovi la violetta e l’alloro, la mora e a volte un forte puzzo d’aia dove ingenuo e felice razzolavi anche tu.

Lo bevi ed il calore ti travolge e poi ancora la bocca si secca e non ti spieghi questa progressione che si chiude con un sapore deciso, poi astringente e poi caldo, lungo, quieto e inquieto.  Il vino si rassegna nella bocca, prima l’asciuga e poi si arrende per mostrarsi nella sua ingenua ed insopprimibile diversità.

Essere un Perricone è difficile. O sei ingentilito e domato ed asservito alle logiche di quelli che ti vogliono composto e rassicurante o sei uno scomodo, incompreso per avere detto la tua verità sapida ed astringente. 

E’ un vino dalle due anime apparentemente distanti, asincrone: come quella di una moglie soverchiata e madre incompresa e quella di un intellettuale  omosessuale ed aspirante suicida, protagonisti del capolavoro di Scola.

E’ un attimo e si crea l’equilibrio: lei chiede aiuto e lui desiste dall’insano proposito e le si rivolge, scherza, la vede e  perde quell’aria greve; accennano passi di danza, si abbracciano.

Il Perricone è un vino crudo come l’amplesso disperato di Antonietta e Gabriele. Un cerchio dentro una quadra. Un episodio di grezza simbiosi ed impossibilità fattuale.

E’ un istante da custodire per ricordarsi che esiste un modo diverso ed autentico di essere se stessi; un modo troppo scomodo in un mondo di casalinghe rassegnate ed uomini alla brillantina.

Un vino da amare “così com’è”.

Dedicato ai capelli di Marcello Mastroianni in “Una giornata particolare” E. Scola, 1965